DATI = NUOVO PETROLIO

Lo sostengono diversi economisti. Oggi la corsa ai dati – diremmo meglio ai c.d. big data, ovvero quantitativi enormi di dati – da parte di alcune grandi aziende assomiglia molto alla corsa all’oro nero, al petrolio, iniziata nel secolo scorso e oramai, quasi in fase di conclusione. Ecco allora la prima differenza: il petrolio si esaurisce, i dati, no. Hanno una capacità pressoché infinita di combinarsi, rigenerarsi, riacquistare nuovo senso.

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Chi li detiene quindi possiede anche la capacità di: leggerli, interpretarli e moltiplicarli (e poi, ovviamente, venderli sottoforma di spazi pubblicitari). Nei primi quattro mesi del 2016 l’89% delle entrate di Google e il 96,6% di quelle di Facebook sono arrivati dalla vendita di spazi pubblicitari (basata sulla profilazione degli utenti).
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Il “tutto è gratis” si svela per quello che è, un abbaglio. Ogni processo di demonetizzazione a cui abbiamo assistito passivamente, forse anche con un po’ di soddisfazione, dalla proprietà intellettuale legata ai diritti musicali, all’informazione online, ha, nei fatti, contribuito a impoverire molti, arricchendo veramente pochi. Occorre comprendere che ognuno di noi è, oltre che fruitore di servizi online, anche un venditore estremamente generoso di dati e informazioni personali.

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